Eurostat ha da poco pubblicato i risultati della sua ultima ricerca sulla transizione scuola-lavoro. I dati sono stati rilevati su valutazioni soggettive degli intervistati, chiamati a collocare il proprio impiego su una scala che va da “molto elevata” a “nessuna corrispondenza”.
Il 56,4% dei giovani tra i 15 e i 34 anni nell’Unione Europea, con un titolo di istruzione medio o alto, dichiara una corrispondenza “molto elevata” o “elevata” tra il proprio percorso di studi e le mansioni svolte nell’attuale impiego.
Si rilevano molte discrasie in base al livello di istruzione: tra chi possiede un titolo di livello medio la percentuale di soddisfazione scende al 46,1%, e sale al 68,1% tra i laureati. In pratica il titolo più elevato aumenta la probabilità di lavorare in un ambito coerente con gli studi, ma non la garantisce.
I settori con maggiore e minore allineamento
Ci sono marcati divari a seconda dell’ambito disciplinare. Il miglior allineamento si registra nell’area “salute e welfare”: l’80,6% dei giovani con istruzione terziaria impiegati in questo settore dichiara una corrispondenza elevata o molto elevata tra studi e lavoro. Seguono le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (77,0%) e l’istruzione (73,6%).
Sono, del resto, comparti caratterizzati da percorsi formativi strutturati e molto professionalizzanti; in questi campi il titolo rappresenta un requisito diretto per accedere alla professione.
All’estremo opposto, invece, le difficoltà maggiori emergono tra chi ha conseguito un titolo nelle arti e nelle discipline umanistiche: il 52,2% dei giovani laureati in quest’area non trova un impiego strettamente coerente col proprio percorso di studi. Situazione analoga compare nelle scienze sociali, giornalismo e informazione (59,1%) e nei servizi (59,3%), dove chi segnala un’elevata corrispondenza resta in minoranza.
Nel complesso, il dato europeo aggregato riflette queste differenze settoriali: accanto a percorsi ad alta specializzazione con sbocchi predefiniti, esistono aree in cui le competenze sono più trasversali e quindi l’inserimento professionale risulta più eterogeneo.
Le differenze tra Paesi: Baltici e Germania in testa
Altre divergenze si rilevano tra gli stessi sistemi nazionali. In cima alla classifica dei Paesi con la maggiore quota di giovani che dichiarano un’elevata coerenza tra studi e lavoro ci sono Lettonia (76,5%), Lituania (76,1%) e Germania (75,2%).
All’estremo opposto si collocano Italia (41,6%), Slovacchia (46,2%) e Danimarca (47,1%), paesi nei quali il numero di giovani che riesce a lavorare in un ambito davvero coerente col percorso formativo è marcatamente inferiore alla media Ue.
Il caso Italia
In Italia solo il 41,6% dei giovani tra i 15 e i 34 anni con istruzione media o alta dichiara una corrispondenza elevata o molto elevata tra campo di studi e lavoro svolto: è il valore più basso tra i Paesi considerati nel sondaggio Eurostat.
La maggioranza dei giovani italiani dimostra, quindi, un disallineamento tra formazione e domanda di lavoro più accentuato rispetto alla media europea (56,4%).
La distanza rispetto ai Paesi al vertice della graduatoria è superiore ai trenta punti percentuali. Sistemi come quelli di Germania e Paesi baltici evidenziano modelli di transizione scuola-lavoro più strutturati, o mercati occupazionali capaci di assorbire con maggiore coerenza i profili formativi.
L’indicatore è basato su una valutazione soggettiva, quindi non misura la qualità dell’occupazione né il livello retributivo: offre solo una fotografia del grado di utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi. Nel caso italiano, la quota ridotta di “alto allineamento” segnala una criticità strutturale nel rapporto tra sistema formativo e mercato del lavoro, che incide sulle successive traiettorie professionali dei giovani diplomati o laureati.
Cosa se ne deduce?
Emergono evidenze tendenze strutturali: la maggiore specializzazione formativa e i sistemi di collegamento più stretti tra istruzione e imprese si associano a una probabilità più elevata di coerenza tra studi e occupazione.
Poco più di un giovane europeo su due dichiara di lavorare in un ambito pienamente coerente col proprio percorso di studi. Le differenze territoriali e settoriali dimostrano che il titolo di studio, pur restando un fattore decisivo, interagisce con le caratteristiche specifiche del mercato del lavoro nazionale e anche con la stessa struttura dell’offerta formativa.
L'articolo è stato pubblicato su Corrierenazionale.it il 31 marzo 2026