Fare gli struzzi di fronte ai pessimi dati scientifici e fingere di non vedere i disastri ambientali che ogni anno si moltiplicano ci costa 50 miliardi di euro all’anno, compresi i raccolti distrutti e i fiumi prosciugati. Questa grave inazione climatica può mandare a picco l’economia del nostro continente: del resto, quella appena trascorsa è stata definita ufficialmente dalla Commissione europea “l’estate della verità”.
Durante la scorsa estate in Europa ondate di calore prolungate e grave siccità hanno alimentato pericolosi incendi boschivi e ridotto alcuni dei maggiori fiumi europei a livelli storicamente bassi, con ripercussioni sull'approvvigionamento energetico e sui flussi commerciali. Questo periodo ha messo in luce gli effetti devastanti che il cambiamento climatico può avere su comunità, imprese e infrastrutture.
Secondo i dati preliminari, le ondate di calore da sole hanno causato oltre 35.000 decessi e perdite di produzione pari a 113 miliardi di euro. Le perdite economiche stimate, derivanti dai danni climatici nel periodo 2022-2025, ammontano a circa 200 miliardi di euro, cioè 50 miliardi di euro all'anno.
Questo basta a conviverci sul perché l'Europa debba superare la logica di reagire ai disastri solo dopo che si sono verificati, adottando invece un approccio alla gestione del rischio più proattivo e sistemico, in vista delle future condizioni climatiche (peggiorate). Del resto, è ormai assodato che il rendimento stimato degli investimenti in resilienza e adattamento climatico può arrivare a superare di oltre dieci volte il valore dell'investimento stesso, grazie alle perdite e ai danni evitati. Si prevede che il mercato globale delle soluzioni per l'adattamento e la resilienza climatica quadruplicherà, raggiungendo i 3,5 trilioni di euro entro il 2050: un'opportunità enorme per l'industria europea.
Perciò l'Unione Europea ha appena lanciato una sfida storica che si fa in tre, perché la Commissione ha varato un piano strategico che andrà ad agire su un triplice fronte:
- un responsabile statale obbligatorio per la protezione dai disastri,
- una legge quadro vincolante e
- un piano strategico per preparare l’Europa a un riscaldamento globale che raggiungerà i +3° entro la fine del secolo.
Queste sono le novità presentate ufficialmente col documento Climate Resilience Framework, una linea di intervento sistemica accompagnata sul piano normativo dalla proposta della futura European Climate Resilience Law. L’obiettivo non è più soltanto ridurre le emissioni per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, ma prepararsi a un impatto che è già inevitabile.
A differenza di altre grandi riforme, questa nuova strategia sulla resilienza climatica non stanzia un nuovo fondo europeo diretto a sostegno delle famiglie a basso reddito. Del resto, la competizione per l’allocazione delle risorse pubbliche europee è già serratissima: le richieste di spesa per la resilienza climatica si scontrano oggi direttamente con le crescenti priorità strategiche dei governi orientate alla difesa militare, alla sicurezza dei confini e alla competitività industriale. Ma se le estati si fanno sempre più calde, dove troveremo i soldi necessari per proteggerci, ora che la priorità di governi e bilanci è contesa dalla difesa e dalla sicurezza militare?
La legge europea che sarà presto predisposta stabilisce la rotta e fissa le responsabilità. Ma la vera sfida delle prossime estati si giocherà sulla capacità delle cancellerie europee di comprendere come la sicurezza climatica non è un’alternativa alla difesa nazionale, ma una sua componente essenziale per garantire la stabilità di tutto il continente.
E se riusciremo ad essere primi al mondo, in questo ambito si pura sopravvivenza, saremo primi per sempre.
l'articolo è pubblicato su lagiustizia.net del 29 ottobre 2026