Stamattina una portavoce della Commissione europea durante il briefing con la stampa, rispondendo a una domanda sul blocco del trasporto di Gas liquefatto nello stretto di Hormuz, ha detto: 

"Se ce ne fosse bisogno, i nostri Stati membri possono sempre farci questa richiesta, ma per il momento non vediamo nulla di preoccupante in questo senso".

E ha continuato: "Le attuali riserve sotterranee di gas nell'UE sono piene al "30% circa e sono ancora entro i limiti fissati dall'Ue per garantire livelli adeguati per la fine dell'inverno e il rifornimento in estate. Non stiamo adottando misure di emergenza, non c'è carenza e non c'è emergenza. Le nostre importazioni di gas sono ben diversificate, ma siamo pronti a convocare un gruppo di coordinamento sul gas".

Lo Stretto di Hormuz è attraversato da circa il 20% del commercio mondiale di Gnl e dal 25% del petrolio movimentato via mare. Secondo il parere di esperti accreditati, un blocco di tre mesi del passaggio marittimo potrebbe spingere il prezzo del gas europeo a oltre 90 euro per MWh, con effetti immediati sull’equilibrio tra domanda e offerta. 

Si evidenzia la rilevanza sistemica delle forniture di Gnl dal Golfo per il bilancio europeo: la sottrazione dei volumi qatarioti, in un mercato globale già teso, innescherebbe una competizione accentuata tra Europa e Asia. Un’interruzione prolungata costringerebbe gli acquirenti asiatici a rivolgersi maggiormente a forniture alternative (Stati Uniti e Australia) entrando in competizione diretta con l’Europa.

L’Italia appare particolarmente esposta alla crisi di Hormuz, perché è tra i Paesi europei che usano maggiormente l’offerta qatariota, insieme a Belgio e Polonia, che hanno sottoscritto contratti di lungo termine con Doha.