"L'Europa è stata la visione di pochi, è diventata una realtà per molti, diventerà una necessità per tutti".
Lo ha detto Emma Bonino citando Konrad Adenauer in una delle sue ultime interviste, usando questa formula per descrivere l'urgenza di completare l'unione federale europea.
Tra le tante notevoli campagne che l'hanno vista protagonista, Emma Bonino è stata una delle più convinte e storiche esponenti dell'europeismo in Italia. Anzi, l'impegno europeo ha rappresentato uno dei pilastri fondamentali della sua intera carriera politica, caratterizzato da una visione federale volta alla costruzione dei veri e propri "Stati Uniti d'Europa".
Le tappe principali che testimoniano il suo profondo legame con le istituzioni europee includono il suo ruolo da eurodeputata: è stata eletta per la prima volta al Parlamento europeo nel 1979, tornando poi a ricoprire la carica in più legislature (tra cui nel 1999 con la storica "Lista Bonino", e ancora nel 2004).
È stata anche commissaria europea, dal 1995 al 1999, quando ha ricoperto il prestigioso ruolo di Commissario europeo per gli aiuti umanitari (ECHO), la pesca e la tutela dei consumatori sotto la Commissione Santer, gestendo grandi crisi internazionali e i lavori preparatori per il passaggio alla moneta unica (l'Euro).
In Italia è stata Ministro per le Politiche Europee tra il 2006 e il 2008, all'interno del governo Prodi. Infine, nel 2017 ha dato vita a +Europa, partito di stampo esplicitamente liberale e federalista europeo che ha messo l'integrazione comunitaria al centro del proprio manifesto politico.
Fino agli ultimi anni della sua vita, Emma Bonino (scomparsa a Roma oggi, 11 settembre 2026) ha continuato a promuovere riforme radicali per l'Unione Europea, tra cui il superamento del diritto di veto degli Stati membri per rendere le istituzioni di Bruxelles davvero capaci di esprimere una vera politica estera e di difesa comune.
La sua visione considerava le istituzioni comunitarie non come un limite alla sovranità, ma come l'unico spazio democratico in grado di garantire libertà economica, diritti civili e stabilità geopolitica nel mondo contemporaneo.
Soprattutto, per Emma Bonino la creazione di una difesa comune europea era considerata un pilastro fondamentale e imprescindibile per il completamento del progetto federale degli Stati Uniti d'Europa. Diceva spesso:
"Stati Uniti d'Europa subito! Per una patria europea, contro l'Europa delle patrie".
Nel dettaglio, la sua visione si distingueva per un approccio pragmatico che legava l'efficienza militare a riforme politiche ed economiche ben precise.
I cardini del suo pensiero sulla difesa europea e sulla gestione degli eserciti nazionali includevano pa priorità alla politica estera comune: Bonino, infatti, sosteneva che un vero esercito europeo non avesse senso se concepito in un vuoto politico. Affermava che prima di decidere "come" e con quali mezzi intervenire, i 27 Stati membri dovessero dotarsi di una voce diplomatica e di un mandato politico unificato a monte, per evitare che le decisioni strategiche gravassero solo sui capi di stato maggiore.
Nel corso degli anni, inoltre, ha più volte denunciato l'enorme spreco di risorse causato dalla frammentazione militare dei singoli paesi, riassumendo la questione con una formula critica:
"Cosa ce ne facciamo di 27 eserciti nazionali?".
Sottolineava come l'UE mettesse complessivamente sotto le armi circa due milioni di persone con spese miliardarie, ottenendo però forze spesso non equipaggiate a dovere e prive di una reale interoperabilità. A riguardo amava sottolineare:
"L'Europa attuale è un gigante economico, un nano politico e un verme militare"
E con maggiore concretezza, Bonino considerava l'unanimità nel Consiglio Europeo il principale freno alle decisioni di politica estera e di sicurezza. A tal fine, per aggirare i continui blocchi dei singoli Stati proponeva di ricorrere sistematicamente al metodo della cooperazione rafforzata, permettendo a un gruppo di paesi avanguardisti di procedere uniti sulla difesa senza dover attendere il consenso unanime di tutti i membri. Ripeteva:
"Ci serve l'Europa, ma l'Europa che funziona, ovvero senza andare ognuno per i fatti suoi"
Non da ultimo, di fronte all'aggressione russa aveva espresso posizioni nette a sostegno del riarmo e dell'invio di aiuti militari a Kiev, ribadendo che gli ucraini, difendendo i propri confini, stessero proteggendo la sicurezza e la libertà dell'intera Unione Europea dall'obiettivo di scardinamento geopolitico perseguito da Putin.
Ci lascia una pesante ma ineludibile eredità politica:
"I diritti esistono se abbiamo la forza di curarli e sostenerli ogni giorno, perché sono come l'aria".
Era, questo, uno dei suoi concetti cardine più volte applicato sia alle sue battaglie civili italiane sia al modello sociale e di libertà che l'Unione Europea avrebbe dovuto rappresentare per lei nel mondo.
Grazie Emma, non lo dimenticheremo. Non ti dimenticheremo.